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Tecniche e materiali

L’invenzione che cambiò la pittura moderna

Prima di Monet e Renoir venne un contenitore quasi invisibile nella storia dell’arte: il tubetto di colore. Non creò da solo l’Impressionismo, ma rese possibili nuove abitudini di lavoro.

5 min di letturaA cura di Roccia Art Gallery

Quando pensiamo alle invenzioni che hanno cambiato l’arte, immaginiamo la prospettiva, la fotografia o nuovi pigmenti. Raramente pensiamo al contenitore della pittura. Eppure, nel XIX secolo, un piccolo cilindro di metallo modificò il rapporto degli artisti con il colore, il tempo e il paesaggio.

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Si trattava del tubetto di colore comprimibile, brevettato nel 1841 dal pittore e inventore statunitense John Goffe Rand. Non inventò la pittura a olio e non creò da solo l’Impressionismo. Risolse però un problema pratico che limitava il lavoro dei pittori: come conservare un colore già preparato, usarne soltanto una parte e richiudere il resto senza esporlo continuamente all’aria.

Prima del tubetto: conservare il colore era un lavoro

Per secoli i pittori e le loro botteghe avevano macinato i pigmenti e li avevano mescolati con oli siccativi, come l’olio di lino. Nel XIX secolo era ormai possibile acquistare sempre più spesso colori preparati da fabbricanti specializzati, ma restava il problema del contenitore.

Tra le soluzioni usate vi erano piccole vesciche animali legate con uno spago. Per prelevare il colore si praticava un foro, che poi doveva essere richiuso con grande attenzione. Esistevano anche contenitori e siringhe di vetro. Erano sistemi scomodi, delicati e poco efficienti: il colore poteva fuoriuscire, seccarsi o diventare difficile da trasportare.

La pittura a olio, infatti, non “asciuga” semplicemente perché l’acqua evapora. Gli oli reagiscono con l’ossigeno e formano gradualmente una pellicola solida. Limitare il contatto con l’aria aiuta quindi a conservare il colore ancora utilizzabile.

Che cosa brevettò John Goffe Rand nel 1841?

Rand immaginò un recipiente metallico abbastanza morbido da collassare mentre il contenuto veniva spremuto. Nel brevetto statunitense n. 2.252, datato 11 settembre 1841, spiegava che la capacità del contenitore doveva ridursi insieme alla quantità di pittura rimasta, in modo da lasciare meno spazio all’atmosfera.

Il documento proponeva metalli duttili come stagno, piombo o peltro e mostrava anche una versione cilindrica con un breve collo e un tappo a vite. Il principio è immediatamente riconoscibile: si preme il corpo del tubo, il colore esce, il recipiente si appiattisce e l’apertura può essere richiusa.

Questa soluzione non era spettacolare come una nuova macchina industriale. Era piccola, pratica e destinata all’uso quotidiano. Proprio per questo poteva modificare il modo di lavorare di migliaia di artisti.

Il colore diventa portatile

Con i tubetti, una selezione di colori pronti poteva essere riposta in una cassetta e trasportata con meno rischio. Il pittore non era più obbligato a preparare ogni miscela nello studio o a consumarla rapidamente. Poteva spremere una quantità limitata, richiudere il contenitore e riprendere il lavoro in un altro momento.

Questo rese più semplice dipingere fuori dallo studio. Gli artisti avevano lavorato all’aperto anche prima del 1841, soprattutto per realizzare disegni e studi a olio. Il tubetto non inventò quindi la pittura en plein air. La rese però più pratica, permettendo di portare con sé una gamma più ampia di colori e di affrontare più facilmente tele destinate a diventare opere complete.

La differenza è importante. Preparare uno studio rapido della natura e costruire un dipinto finito davanti al paesaggio non sono la stessa cosa. Nel secondo caso il pittore deve reagire a luce, vento e nuvole che cambiano. La portabilità dei materiali favorì una pittura più veloce, fatta di decisioni immediate e pennellate visibili.

Dal tubetto all’Impressionismo: una causa, non l’unica causa

Gli impressionisti portarono tele e cavalletti all’aperto per osservare direttamente gli effetti della luce e del colore. Il tubetto fu una delle tecnologie che resero questa pratica più agevole. Ma tra il brevetto di Rand e la prima mostra impressionista del 1874 passarono più di trent’anni.

In quel periodo cambiarono molte altre cose. I cavalletti portatili divennero più pratici; nuovi collegamenti ferroviari permisero di raggiungere rapidamente la campagna e le località lungo la Senna; l’industria dei colori mise sul mercato pigmenti e miscele sempre più numerosi; i paesaggisti della scuola di Barbizon avevano già attribuito nuova importanza all’osservazione diretta della natura.

Anche la società e i soggetti della pittura stavano cambiando. Monet, Renoir, Sisley, Pissarro, Morisot e altri artisti non dipinsero soltanto alberi e fiumi. Rappresentarono stazioni ferroviarie, boulevard, caffè, teatri, svaghi della borghesia e scene della vita contemporanea. La modernità dell’Impressionismo non dipendeva da un imballaggio, ma quel nuovo imballaggio faceva parte della stessa trasformazione materiale del mondo moderno.

Al pittore Pierre-Auguste Renoir è stata attribuita, attraverso il racconto del figlio Jean, l’idea che senza i colori in tubo non ci sarebbe stato l’Impressionismo. È una frase efficace, ma va letta come un omaggio, non come una spiegazione completa. Una corrente artistica nasce dall’incontro tra tecniche, idee, mercato, società e personalità individuali.

Un oggetto invisibile dentro la storia dell’arte

Il tubetto non decide che cosa dipingere e non sostituisce l’occhio o la mano dell’artista. Cambia però ciò che è logisticamente possibile. Riduce gli sprechi, conserva il colore, permette di trasportarlo e rende più spontaneo interrompere e riprendere il lavoro.

La sua eredità va oltre l’Impressionismo. Nel Novecento alcuni pittori usarono il colore direttamente dal tubetto, trasformando il contenitore anche in uno strumento per tracciare linee o depositare materia. Ancora oggi la forma di base è sorprendentemente vicina al principio descritto da Rand nel 1841.

La prossima volta che guardiamo un paesaggio di Monet, dunque, possiamo pensare non soltanto alla luce e alle pennellate. Dietro quella libertà c’è anche una piccola invenzione industriale: un recipiente che si schiaccia, esclude l’aria e porta il colore fuori dallo studio.

Il tubetto non inventò la pittura moderna. Ma aiutò la pittura moderna a uscire dalla porta.

Fonti e approfondimenti

  • John Goffe Rand, brevetto statunitense n. 2.252, 11 settembre 1841
  • Smithsonian Archives of American Art, disegni del brevetto di John Goffe Rand
  • National Gallery of Art, What Is Impressionism? 4 Things to Know
  • Tate, Plein air
  • Linda Hall Library, John Goffe Rand

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